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Rinascere a nuova vita

Rinascere a nuova vita

Un giorno di pioggia camminavo lungo la strada senza sapere dove stavo andando

mi sentivo sola e impaurita, non capivo più quale senso avesse la mia vita

allora nella completa disperazione entrai in una chiesa che si trovava

vicino a me, era da tanto tempo che non lo facevo più. mi sono seduta

e nel silenzio in piena meditazione ho chiesto al Signore di illuminare la mia via,

di farmi comprendere quello che dovevo fare per avere uno scopo di vita…..

Ora finalmente dopo tanto tempo il Signore mi ha illuminato e so quale è la

strada che devo percorrere…..Grazie Gesù……

Sognografica 07 Gennaio 2014


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Quando la vita ci mette alla prova

Quando la vita ci mette alla prova

Quante volte la vita ci mette alla prova, ci sentiamo frustrati, 

momenti così difficili che non finiscono mai  e ci sentiamo completamente

inutili.

Quando la vita ci mette alla prova ci sentiamo soli, non abbiamo più

la forza di combattere e vorremmo solo avere un po’ di pace e tranquillità

Ma dov’è?

Io non la sento—-non la vedo…..vedo intorno a me solo il buio……

Il dolore mi assale….

Sognografica il 22 Agosto 2013

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Appello di Marinella Colombo: Perchè sulle anomalie dello Jugendamt non cada il silenzio

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Perchè sulle anomalie dello Jugendamt non cada il silenzio

Riceviamo e pubblichiamo l’appello di Marinella Colombo che da tre anni lotta per riavere i suoi figli 25/07/13
Egregi On. Angelilli, Muscardini, Rinaldi, Mazzoni, Toia, 
Gentili Roberta, Cristiana, Niccolò, Erminia, Patrizia,
Dopo quasi tre anni che non vedo più i miei figli, molto probabilmente ormai germanizzati e sicuramente non più bilingui, dopo che “l’amorevole padre tedesco” ha con successo assicurato il suo mantenimento per gli anni a venire con una valanga di processi contro di me e la mia famiglia, tutti volti a toglierci anche l’ultimo centesimo, e prima di dar fuoco a casa mia, da lui già pignorata ma che renderò invendibile, vorrei sapere per cortesia se è possibile chiedere alle autorità tedesche quanto segue:
-Quando sottomettono il rientro in Italia di un minore sottratto dalla madre tedesca al fatto che contro di lei non ci sia un mandato di arresto e nessuna conseguenza penale, mentre ne emettono uno ed esigono a più riprese l’estradizione se la madre è italiana, ritengono che gli accordi internazionali siamo finalizzati a servire i soli interessi tedeschi?
-Quando lo Jugendamt scrive che i bambini hanno diritto a due genitori, nel momento in cui si trovano in Italia, mentre dichiara (anche in questo caso con uno scritto) che lo Jugendamt è “fuori gioco” nel momento in cui si trovano sul suolo tedesco, che tipo di superiorità razziale, politica e culturale intende sostenere?
-Quando il cosiddetto “Verfahrensbeistand” comunemente spacciato per “avvocato del bambino” (in realtà ulteriore difensore degli interessi tedeschi) interviene nei procedimenti dichiarando di conoscere la famiglia, mentre non ha mai visto e non si è mai confrontato con il genitore non-tedesco, che cosa intende per famiglia, forse lo Stato tedesco?
– Quando il tribunale familiare tedesco non attribuisce mai un diritto di visita al genitore non- collocatario, cioè quello straniero (negli altri paesi, i diritti di affido/collocazione e visita vengono ripartiti tra i due genitori, in Germania il genitore tedesco finisce per detenere tutto, affido/collocamento e visite), ma esige che questi apra un procedimento a parte, dimostrando non si sa quali qualità (che mai riesce a fare in quanto, appunto, straniero), anziché riconosce automaticamente il suo diritto naturale di padre/madre (che andrebbe negato solo in provati casi di inidoneità), ritiene che i genitori non-tedeschi siano per 

definizione criminali, violenti o pazzi?
-Per usare i termini che ritrovo con frequenza nelle traduzioni di testi giuridici, di quanti “Erzeuger” (donatore di sperma) e “Bauchmama” o “Gebärmaschine“ (macchina riproduttiva) ha ancora bisogno il grande popolo tedesco per lasciarci in pace, anziché continuare ad attirare lavoratori stranieri dei quali approfittare, con il miraggio di un falso eldorado?
Da parte delle autorità tedesche e della Commissione, gradirei ricevere delle risposte scritte a questi quesiti che non sono frutto della mia fantasia, ma il risultato di una documentata statistica effettuata con documenti originali di coppie miste nelle quali un genitore è tedesco.
Rivoglio i miei figli, ma oltre a dimostrare tutte le nefandezze che ci sono state fatte e le ingiustizie che abbiamo subito (come d’altronde tutti gli altri genitori e bambini stranieri), non so più cosa fare.
Chiedo a voi, che siete nella posizione migliore per riflettere ed agire, di cercare di porre fine, o almeno di interrompere (vacanze in Italia), questo strazio.
Con stima, vi ringrazio e vi autorizzo a trasmettere questa lettera a chi riterrete opportuno, o a pubblicarla.Dott.ssa Marinella Colombo

 


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Accettare il proprio destino

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Accettare il proprio destino

Nella vota ogniuno di noi ha una strada ben tracciata a cui non possiamo sfuggire.

Quante volte mi sono chiesta il perchè tante cose devono accadere ,

cercavo una risposta che non è mai arrivata.

I miei occhi una volta così pieni di luce, ora lentamente si stanno spegnendo,

Mi assale la paura di non poter  più tornare come ero prima e solo il pensiero del buio

mi fa stare molto male….

paura di non vedere più quei visi di coloro che mi vogliono bene.

Ogniuno di noi ha una strada da percorrere e anche se fa molto male dovrò 

accettare il mio destino.

Sognografica 13 luglio 2013


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Voglia di ricominciare

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Voglia di ricominciare

Quante volte nella mia vita ho dovuto affrontare prove molto dure che il più delle volte

mi hanno lasciato senza un briciolo di forza ma sempre mi sono rialzata,

Ferite profonde che nemmeno il tempo ha cancellato.

Quante volte ho dovuto lottare per vincere la battaglia con me stessa e con il mondo e ogni

volta che arrivavo in cima alla vetta dicevo a me stessa: “CE L’HO FATTA”

Nuove avversità lungo il mio cammino…..nuove battaglie da combattere, ancora

una volta tutto mi stava crollando e intorno a me vedevo solo le macerie della mia vita mi

hanno teso le loro mani per farmi rialzare e non mi lasciano mai sola.

Sognografica il 25 Giugno 2013

 

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Riflessioni dell’Anima: Quando ci manca la persona che amiamo

Per  te piccolo Amore mio…..

Quanti mesi sono già passati da quando per circostanze non dipendenti da me sono stata costretta a dividermi da te Amore mio…..

In tutto questo tempo non ho mai smesso di Amarti e se anche dovessero passarre 100 anni per me non cambierebbe nulla…io ti Amerò per sempre.

Certe volte mi chiedo perchè la vità deve essere così dura con me come se non sono bastate tutte le sofferenze che ho dovuto passare in tutti questi anni…..

Certe volte sento che il dolore che ho dentro il mio cuore non ha fine perchè mi hanno strappato una parte di me che non si risanerà mai più…

Ho bisogno di te Amore mio….ho bisogno di sentire ancora quei gesti d’amore che facevi con me…..quando mi tenevi traaa le tue braccia e mi facevi sentire al sicuro…ho bisogno di te perchè la mi avita eri solo tu per me.

La sera quando vado a dormire vedere che non sei più accanto a me è come sentirsi morire dentro….

Se ancora ho voglia di vivere è perchè nonostante tutto da lontano tu mi sei vicino e mi dai tutta la forza per superare i miei tanti problemi….

Non ti scordare di me……


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Il mondo degli Angeli

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Due angeli viaggiatori si fermarono per passare la notte nella casa di una ricca famiglia. Era una famiglia di persone molto avare, che si rifiutarono di far dormire i due angeli nella camera degli ospiti. Infatti concessero agli angeli solo un piccolo spazio fuori, nel duro e freddo pavimento del pergolato davanti alla casa. Mentre si preparavano come potevano un letto per terra il più vecchio degli angeli vide un buco nel muro e lo riparò.

Quando l’angelo giovane gli chiese perché, lui rispose soltanto “le cose non sono sempre quello che sembrano”.

La notte dopo la coppia di angeli cercò riparo nella casa di una famiglia molto povera ma molto ospitale, dove furono accolti da un contadino e sua moglie. Dopo aver diviso con gli angeli il seppur poco cibo che avevano, i contadini cedettero agli angeli i propri letti, dove finalmente i viaggiatori si poterono riposare comodamente.

Quando il sole sorse, la mattina dopo, gli angeli trovarono l’uomo e sua moglie in lacrime: la loro unica mucca, la sola loro fonte di sostentamento, giaceva morta nel campo.

Il giovane angelo ne fu infuriato a chiese al più vecchio come avesse potuto lasciare accadere una cosa del genere. “Al primo uomo, che pure aveva tutto, hai fatto un favore”, lo accusò. Questa famiglia seppure aveva pochissimo era pronta a dividere tutto, e tu hai lasciato morire la mucca. “Le cose non sono sempre quello che sembrano” replicò l’angelo, quando eravamo nel cortile della villa ho notato che c’era dell’oro nascosto nel muro e che si poteva scoprire grazie a quel piccolo buco. Siccome quell’uomo era così avaro e ossessionato dal denaro io ho riparato quel buco, così non avrebbe trovato anche quella ricchezza.

Poi la notte scorsa quando dormimmo nel letto del contadino l’angelo della morte venne per sua moglie. Io invece di lei gli ho dato la mucca.

“Le cose non sono sempre quello che sembrano.” 

Qualche volta questo e’ precisamente quello che succede quando le cose non sembrano andare come dovrebbero. Ci sono persone che arrivano nella nostra vita e se ne vanno subito. Qualche persona diventa un amico e rimane un po’, lasciando bellissime impronte nel nostro cuore e non le perderemo mai perché avremo avuto un vero amico!


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Quello che non ti ho mai detto….A te papà

 

Quello che non ti ho mai detto… A te papà

Quante volte avrei voluto dirti tante cose ma non ne ho ma avuto la possibilità

Quello che non ti ho mai detto… voglio scrivertelo quì in questo piccolo angolo

in cui mi rifugio quando sono immersa ne miei pensieri.

A te papà

per avermi accettata come tua figlia…

per avermi dato tutto l’affetto che non ho mai avuto.

A te papà

che mi hai presa per mano e mi hai trasmesso la tua forza.

A te papà

che hai condiviso con me i momenti difficili dela vita.

A te papà

che mi hai dato la gioia di poterti chiamare papà

A te papà

ti voglio dire:: Ti voglio  un mondo di bene!!!

Sei il mio vero papà,

quel papà che avrei voluto avere nella mia vita

e che ora ho trovato.

A te papà

per tutte quelle volte che mi chiami “Figlia”

quante volte desideravo sentirmelo dire

e tu mi hai dato questa gioia che riempie il mio cuore.

A te papà

ti voglio dire: “Sei tu il mio papà e lo sarai per tutta la vita!”

Grazie papà mio….

04/03/2012

Sognografica

 

 

 

 

 


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Riflessioni dell’Anima: Costruire il domani

Costruire il Domani

Quanti di noi si chiedono: “Cosa ci riserverà il domani?”

Nessuno di noi sa darsi una risposta concreta,

Quante volte ci illudiamo di essere capaci di costruire il nostro domani e allora diciamo a noi stessi: “Ci penserò domani”.

Fermiamoci un momento e guardiamoci allo specchio: cosa vediamo?

Un volto, il tuo volto che invecchia giorno per giorno e allora pensiamo che quello che conta è vivere ogni momento della nostra vita nel presente e non pensare al domani, costruire e fare qualche cosa ad ogni costo, in questo momento e mettersi in gioco ogni giorno scalando la cima più alta che ci possiamo trovare davanti, arrivare in alto senza guardare indietro e quando giungeremo alla vetta solo allora avremmo raggiunto un pezzetto di eternità.

Ecco il nostro domani, costruire il presente e realizzare tutti i nostri proggetti di vita


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Epicuro: lettera sulla Felicità

La Biografia di Epicuro

Epicuro, fondatore e maggior rappresentante della scuola epicurea, nacque a Samo nell’anno 342 a. C.. Apprese dai suoi maestri il pensiero di Platone e quello di Democrito. Ebbe anche modo di accostarsi alle opere essoteriche di Aristotele. Tenne scuola a Mitilene e a Lampsaco, per poi trasferirsi ad Atene dove fondò una scuola, detta il Giardino, che fu molto frequentata, nonostante la contemporanea presenza nella città dell’Accademia e del Liceo. Scrisse molte opere, tra cui una Sulla natura, una Sul criterio o canone e le Massime capitali. Quest’ultimo scritto ci è pervenuto, assieme a tre lettere e ad alcuni frammenti. Morì ad Atene nel 270 a.C..
http://www.ildiogene.it/EncyPages/Ency=Epicuro.html

Lettera sulla Felicità (Epicuro)

                                Meneceo,

Non si è mai troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell’anima. Chi sostiene che non è ancora giunto il momento di dedicarsi alla conoscenza di essa, o che ormai è troppo tardi, è come se andasse dicendo che non è ancora il momento di essere felice, o che ormai è passata l’età. Da giovani come da vecchi è giusto che noi ci dedichiamo a conoscere la felicità. Per sentirci sempre giovani quando saremo avanti con gli anni in virtù del grato ricordo della felicità avuta in passato, e da giovani, irrobustiti in essa, per prepararci a non temere l’avvenire. Cerchiamo di conoscere allora le cose che fanno la felicità, perché quando essa c’è tutto abbiamo, altrimenti tutto facciamo per averla.

Pratica e medita le cose che ti ho sempre raccomandato: sono fondamentali per una vita felice. Prima di tutto considera l’essenza del divino materia eterna e felice, come rettamente suggerisce la nozione di divinità che ci è innata. Non attribuire alla divinità niente che sia diverso dal sempre vivente o contrario a tutto ciò che è felice, vedi sempre in essa lo stato eterno congiunto alla felicità. Gli dei esistono, è evidente a tutti, ma non sono come crede la gente comune, la quale è portata a tradire sempre la nozione innata che ne ha. Perciò non è irreligioso chi rifiuta la religione popolare, ma colui che i giudizi del popolo attribuisce alla divinità.

Tali giudizi, che non ascoltano le nozioni ancestrali, innate, sono opinioni false. A seconda di come si pensa che gli dei siano, possono venire da loro le più grandi sofferenze come i beni più splendidi. Ma noi sappiamo che essi sono perfettamente felici, riconoscono i loro simili, e chi non è tale lo considerano estraneo. Poi abituati a pensare che la morte non costituisce nulla per noi, dal momento che il godere e il soffrire sono entrambi nel sentire, e la morte altro non è che la sua assenza. L’esatta coscienza che la morte non significa nulla per noi rende godibile la mortalità della vita, togliendo l’ingannevole desiderio dell’immortalità.

Non esiste nulla di terribile nella vita per chi davvero sappia che nulla c’è da temere nel non vivere più. Perciò è sciocco chi sostiene di aver paura della morte, non tanto perché il suo arrivo lo farà soffrire, ma in quanto l’affligge la sua continua attesa. Ciò che una volta presente non ci turba, stoltamente atteso ci fa impazzire. La morte, il più atroce dunque di tutti i mali, non esiste per noi. Quando noi viviamo la morte non c’è, quando c’è lei non ci siamo noi. Non è nulla né per i vivi né per i morti. Per i vivi non c’è, i morti non sono più. Invece la gente ora fugge la morte come il peggior male, ora la invoca come requie ai mali che vive.

Il vero saggio, come non gli dispiace vivere, così non teme di non vivere più. La vita per lui non è un male, né è un male il non vivere. Ma come dei cibi sceglie i migliori, non la quantità, così non il tempo più lungo si gode, ma il più dolce. Chi ammonisce poi il giovane a vivere bene e il vecchio a ben morire è stolto non solo per la dolcezza che c’è sempre nella vita, anche da vecchi, ma perché una sola è l’arte del ben vivere e del ben morire. Ancora peggio chi va dicendo: bello non essere mai nato, ma, nato, al più presto varcare la porta dell’ Ade.

Se è così convinto perché non se ne va da questo mondo? Nessuno glielo vieta se è veramente il suo desiderio. Invece se lo dice così per dire fa meglio a cambiare argomento. Ricordiamoci poi che il futuro non è del tutto nostro, ma neanche del tutto non nostro. Solo così possiamo non aspettarci che assolutamente s’avveri, né allo stesso modo disperare del contrario. Così pure teniamo presente che per quanto riguarda i desideri, solo alcuni sono naturali, altri sono inutili, e fra i naturali solo alcuni quelli proprio necessari, altri naturali soltanto. Ma fra i necessari certi sono fondamentali per la felicità, altri per il benessere fisico, altri per la stessa vita.

Una ferma conoscenza dei desideri fa ricondurre ogni scelta o rifiuto al benessere del corpo e alla perfetta serenità dell’animo, perché questo è il compito della vita felice, a questo noi indirizziamo ogni nostra azione, al fine di allontanarci dalla sofferenza e dall’ansia. Una volta raggiunto questo stato ogni bufera interna cessa, perché il nostro organismo vitale non è più bisognoso di alcuna cosa, altro non deve cercare per il bene dell’animo e del corpo. Infatti proviamo bisogno del piacere quando soffriamo per la mancanza di esso. Quando invece non soffriamo non ne abbiamo bisogno.

Per questo noi riteniamo il piacere principio e fine della vita felice, perché lo abbiamo riconosciuto bene primo e a noi congenito. Ad esso ci ispiriamo per ogni atto di scelta o di rifiuto, e scegliamo ogni bene in base al sentimento del piacere e del dolore. E’ bene primario e naturale per noi, per questo non scegliamo ogni piacere. Talvolta conviene tralasciarne alcuni da cui può venirci più male che bene, e giudicare alcune sofferenze preferibili ai piaceri stessi se un piacere più grande possiamo provare dopo averle sopportate a lungo. Ogni piacere dunque è bene per sua intima natura, ma noi non li scegliamo tutti. Allo stesso modo ogni dolore è male, ma non tutti sono sempre da fuggire.

Bisogna giudicare gli uni e gli altri in base alla considerazione degli utili e dei danni. Certe volte sperimentiamo che il bene si rivela per noi un male, invece il male un bene. Consideriamo inoltre una gran cosa l’indipendenza dai bisogni non perché sempre ci si debba accontentare del poco, ma per godere anche di questo poco se ci capita di non avere molto, convinti come siamo che l’abbondanza si gode con più dolcezza se meno da essa dipendiamo. In fondo ciò che veramente serve non è difficile a trovarsi, l’inutile è difficile.

I sapori semplici danno lo stesso piacere dei più raffinati, l’acqua e un pezzo di pane fanno il piacere più pieno a chi ne manca. Saper vivere di poco non solo porta salute e ci fa privi d’apprensione verso i bisogni della vita ma anche, quando ad intervalli ci capita di menare un’esistenza ricca, ci fa apprezzare meglio questa condizione e indifferenti verso gli scherzi della sorte. Quando dunque diciamo che il bene è il piacere, non intendiamo il semplice piacere dei goderecci, come credono coloro che ignorano il nostro pensiero, o lo avversano, o lo interpretano male, ma quanto aiuta il corpo a non soffrire e l’animo a essere sereno.

Perché non sono di per se stessi i banchetti, le feste, il godersi fanciulli e donne, i buoni pesci e tutto quanto può offrire una ricca tavola che fanno la dolcezza della vita felice, ma il lucido esame delle cause di ogni scelta o rifiuto, al fine di respingere i falsi condizionamenti che sono per l’animo causa di immensa sofferenza. Di tutto questo, principio e bene supremo è la saggezza , perciò questa è anche più apprezzabile della stessa filosofia, è madre di tutte le altre virtù. Essa ci aiuta a comprendere che non si dà vita felice senza che sia saggia, bella e giusta, né vita saggia, bella e giusta priva di felicità, perché le virtù sono connaturate alla felicità e da questa inseparabili.

Chi suscita più ammirazione di colui che ha un’opinione corretta e reverente riguardo agli dei, nessun timore della morte, chiara coscienza del senso della natura, che tutti i beni che realmente servono sono facilmente procacciabili, che i mali se affliggono duramente affliggono per poco, altrimenti se lo fanno a lungo vuol dire che si possono sopportare ? Questo genere d’uomo sa anche che è vana opinione credere il fato padrone di tutto, come fanno alcuni, perché le cose accadono o per necessità, o per arbitrio della fortuna, o per arbitrio nostro. La necessità è irresponsabile, la fortuna instabile, invece il nostro arbitrio è libero, per questo può meritarsi biasimo o lode.

Piuttosto che essere schiavi del destino dei fisici, era meglio allora credere ai racconti degli dei, che almeno offrono la speranza di placarli con le preghiere, invece dell’atroce, inflessibile necessità. La fortuna per il saggio non è una divinità come per la massa – la divinità non fa nulla a caso – e neppure qualcosa priva di consistenza. Non crede che essa dia agli uomini alcun bene o male determinante per la vita felice, ma sa che può offrire l’avvio a grandi beni o mali.

Però è meglio essere senza fortuna ma saggi che fortunati e stolti, e nella pratica è preferibile che un bel progetto non vada in porto piuttosto che abbia successo un progetto dissennato. Medita giorno e notte tutte queste cose e altre congeneri, con te stesso e con chi ti è simile, e mai sarai preda dell’ansia. Vivrai invece come un dio fra gli uomini. Non sembra più nemmeno mortale l’uomo che vive fra beni immortali.

 

 


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