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Archive for maggio, 2010

Il mio Cammino

lunedì, maggio 17th, 2010

Si possono percorrere milioni di chilometri in una sola vita

senza mai scalfire la superficie dei luoghi

nè imparare nulla dalle genti appena sfiorate.

Il senso del viaggio sta nel fermarsi ad ascoltare

chiunque abbia una storia da raccontare.

Camminando si apprende la vita

camminando si conoscono le cose

camminando si sanano le ferite del giorno prima.

Cammina guardando una stella

ascoltando una voce

seguendo le orme di altri passi

cammina cercando la vita

curando le ferite lasciate dai dolori.

Niente può cancellare il cammino percorso.

(Rubèn Blades) 

 

E io cammino..tanto…
il mio e` un continuo andare

Guardo … ascolto … conosco … ho imparato a parlarmi e ad ascoltarmi …

e mi conosco … ho imparato così a sanare le mie ferite …

ed ogni passo che faccio non cancella i ricordi …

ogni passo mi allontana da quello che è stato …

E mi avvicina a quello che sarà …

 

Sii paziente verso tutto ciò che è irrisolto nel tuo cuore

e cerca di amare le domande, che sono simili a stanze

chiuse a chiave e a libri scritti in una lingua straniera.

Non cercare ora le risposte che non possono esserti date

poiché non saresti capace di convivere con esse.

E il punto è vivere ogni cosa.

Vivi le domande ora.

Forse ti sarà dato, senza che tu te ne accorga,

di vivere fino al lontano giorno in cui avrai la risposta

 

Perle di Saggezza: La Saggezza Indiana

giovedì, maggio 13th, 2010


Non ti Auguro un Dono Qualsiasi

Non ti auguro un dono qualsiasi,
Ti auguro soltanto quello che i più non hanno.
Ti auguro tempo, per divertirti e ridere;
se lo impiegherai bene, potrai ricavarne qualcosa.
Ti auguro tempo, per il tuo Fare e il tuo Pensare,
non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.
Ti auguro tempo, non per affrettarti e correre,
ma tempo per essere contento.
Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,
ti auguro tempo perchè te ne resti:
tempo per stupirti e tempo per fidarti
e non soltanto per guardarlo sull’orologio.
Ti auguro tempo per contare le stelle
e tempo per crescere, per maturare.
Ti auguro tempo, per sperare nuovamente e per amare.
Non ha più senso rimandare.
Ti auguro tempo per trovare te stesso,
per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.
Ti auguro tempo anche per perdonare.
Ti auguro di avere tempo,
tempo per la vita.

IL VECCHIO 
 Sandoval, Hastin Tlo’tsi hee, Navajo
da: “Il Grande Spirito parla al nostro cuore” Ed. Red
 
Voi mi guardate e voi non vedete in me che un brutto vecchio, ma interiormente, io sono colmo di una grande bellezza.
Sono seduto in cima a una montagna e guardo al futuro.
Vedo il mio popolo e il vostro popolo che vivono insieme.
In avvenire il mio popolo dimenticherà il modo di vivere dei suoi antenati, a meno che non l’apprenda dai libri dell’uomo bianco.
Quindi voi dovete scrivere ciò che vi dico e farne un libro affinché le generazioni a venire possano conoscere questa verità
 
 
 
Luna Nuova
 La luna nuova,una canoa,una piccola canoa d’argento,
naviga e naviga fra gli indiani dell’ovest.

Un cerchio di volpi argentate, una nebbia di volpi
argentate, stanno e stanno intorno alla luna indiana.

Una stella gialla per un corridore, e liti di stelle
azzurre per molti corridori,mantengono una linea di sentinelle.

O volpi, luna nuova,corridori,voi siete la sella
della memoria, bianco fuoco che scrive
questa notte i sogni dell’Uomo Rosso.

Chi siede, con le gambe incrociate e le braccia piegate,
guardando la luna e i volti delle stelle dell’ovest?

Chi sono i fantasmi della valle del Mississippi,
con le fronti di rame, che cavalcano robusti pony nella notte?
Senza briglie le braccia sui colli dei pony,
cavalcando nella notte, un lungo, antico sentiero?

Perchè essi ritornano sempre quando,
quando le volpi argentate siedono intorno alla luna nuova,
un bimbo d’argento, nell’occidente indiano.

Fratelli miei

Guardate, fratelli miei, la primavera è arrivata;
la terra ha ricevuto l’abbraccio del sole
e noi vedremo presto i risultati di questo amore!
Ogni seme si è svegliato.
E così anche tutta la vita animale.
E grazie a questo potere che noi esistiamo.
Noi perciò dobbiamo concedere ai nostri vicini,
anche ai nostri vicini animali,
il nostro stesso diritto di abitare questa terra.

 

La mia mano

La mia mano

non è del colore della tua,

ma se mi pungo uscirà sangue

e sentirò dolore.

Il sangue è dello stesso colore del tuo…

 Saggezza di un Grande Capo

“Sono un Pellerossa

e non comprendo nulla.

Noi preferiamo il soave sussurro del vento sull’acqua

rinfrescato dalla pioggia di mezzogiorno

o profumato dall’aroma di pino…

Gli uomini bianchi comprano le nostre terre

come si può comprare o vendere il firmamento?

o il calore della terra? Se non siamo padroni

della freschezza dell’aria, nè del rumore dell’acqua,

voi come farete a comprarli?

Ogni zolla di questo terreno è sacra alla mie genti.

L’acqua limpida che scorre nei fiumi e nei ruscelli è anche

il sangue dei nostri antenati.

Se vi vendiamo le nostre terre,

dovete ricordare che sono sacre,

e che ogni riflesso ,

ogni gorgoglio dell’acqua del lago e dei ruscelli

racconta la vita della nostra gente.

La voce dell’acqua è la voce del padre di mio padre.”

(Parole del Capo Indiano Noah Sealth)

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Le Leggende Indiane

La regina delle api
 

C’era una volta una coppia che desiderava ardentemente un figlio ma non riusciva ad averne. Un giorno il marito andò in un campo a tagliare del bambù. All’improvviso udì una vocina che lo implorava di non fargli del male. Dove sei?, chiese l’uomo. In questa canna!, rispose la vocina. L’uomo aprì la canna di bambù e trovò un bambino piccolissimo, con il volto da ranocchio. Lo portò a casa e con la moglie si affezionarono subito al bambino, anche se non era molto bello. Lo chiamarono Bambù.
Passarono gli anni e Bambù crebbe. Diventò un bravissimo ragazzo che aiutava il padre nel lavoro. Un giorno, il giorno del suo diciottesimo compleanno, i genitori gli diedero un abito e una spada e lo mandarono al mercato a vendere il riso e a comprare delle stoffe. Bambù attraversò la foresta ed ad un tratto si accorse di essere seguito. Gli si parò di fronte un leone affamato. Bambù gli disse: Non ho niente da darti, oggi. Ripassa domani. Ma il leone gli rispose: Ma io so già cosa mangiare: tu! Allora Bambù gli disse: Vattene via, altrimenti ti infilzerò con la mia spada! Il leone, intimorito, scappò via.
Bambù era quasi uscito dalla foresta, quando incontrò un’ape che gli chiese di salvare la sua regina. La regina era una bellissima ragazza, piccolissima, con due ali argentate, che era rimasta impigliata in una ragnatela. Bambù la salvò, ed allora la regina gli regalò tre semi di melone. Questi semi ti aiuteranno a realizzare quello che vuoi. Basterà che tu lo desideri!
Bambù andò al mercato e concluse i suoi affari. Poi tornò verso casa ed attraversando la foresta rincontrò il leone, ancora più feroce ed affamato. Bambù desiderò di ucciderlo con la spada di suo padre, ed ecco che di colpo riuscì a farlo. Un seme di melone era svanito nel frattempo dalla sua tasca.
Bambù scoprì che i semi erano prodigiosi. Ascoltò il suo cuore e desiderò di essere un bel giovane e di rivedere la regina delle api. I due semi sparirono e Bambù diventò un bellissimo ragazzo: di fronte a lui giunse la regina delle api, che ingrandì fino a diventare una vera ragazza. I due tornarono a casa, si sposarono e vissero felici e contenti.

La Leggenda della Luna Piena

In una calda notte di luglio di tanto tempo fa un lupo, seduto sulla cima di un monte, ululava a più non posso.

In cielo splendeva una sottile falce di luna che ogni tanto giocava a nascondersi dietro soffici trine di nuvole, o danzava tra esse, armoniosa e lieve.

Gli ululati del lupo erano lunghi, ripetuti, disperati. In breve arrivarono fino all’argentea regina della notte che, alquanto infastidita da tutto quel baccano, gli chiese:

– Cos’hai da urlare tanto? Perché non la smetti almeno per un po’?-

– Ho perso uno dei miei figli, il lupacchiotto più piccolo della mia cucciolata. Sono disperato… aiutami! – rispose il lupo.

La luna, allora, cominciò lentamente a gonfiarsi. E si gonfio, si gonfiò, si gonfiò, fino a diventare una grossa, luminosissima palla.

– Guarda se riesci ora a ritrovare il tuo lupacchiotto – disse, dolcemente partecipe, al lupo in pena.

Il piccolo fu trovato, tremante di freddo e di paura, sull’orlo di un precipizio. Con un gran balzo il padre afferrò il figlio, lo strinse forte forte a sé e, felice ed emozionato, ma non senza aver mille e mille volte ringraziato la luna. Poi sparì tra il folto della vegetazione.

Per premiare la bontà della luna, le fate dei boschi le fecero un bellissimo regalo: ogni trenta giorni può ridiventare tonda, grossa, luminosa, e i cuccioli del mondo intero, alzando nella notte gli occhi al cielo, possono ammirarla in tutto il suo splendore.

I lupi lo sanno… e ululano festosi alla luna piena.

(Leggenda indiana)

 

  

 
 
 La creazione degli Animali
 
C’era una volta Napi, che era l’aiutante del Sole: il Sole riscaldava la Terra mentre Napi faceva tutti i lavori di manutenzione. Un giorno Napi aveva terminato presto i suoi lavori, e dato che non era abituato a tenere le mani ferme, prese un blocco di argilla e cominciò a modellare con un blocco di argilla.
Una dopo l’altra fece le figurine di tutti gli animali della Terra. Era molto soddisfatto del suo lavoro: soffiò sopra ogni figurina, dando a ciascun animale un nome e un luogo da popolare sulla Terra.
Era rimasto un piccolo blocchetto di argilla. Napi lo pasticciò un po’, poi fece un’altra figurina e disse: Ti chiamerai uomo, ed abiterai tra i lupi. Napi tornò al suo lavoro, ma un giorno arrivarono gli animali a protestare: il bisonte non riusciva a vivere in montagna perché era troppo ripida, le capre della prateria non amavano vivere nell’acqua, la tigre non si adattava vicino al mare e così via. Allora Napi ridiede a tutti nuove abitazioni, e questa volta furono tutti soddisfatti. Tutti, tranne l’uomo, che vaga dappertutto per trovare un luogo che lo soddisfi.


La Leggenda dell’Aurora

 Molto tempo fa in questo paese era buio fitto. Gli abitanti, tennero un’assemblea e decisero che occorreva una persona che fosse veloce a correre.: Scelsero Ghiandaia Azzurra.
Esso, si mise subito in moto in direzione di levante e finalmente giunse in una capanna di terra in un villaggio molto abitato a giudicare dalla quantità di capanne, ma nessuno in realtà era li, perché se ne erano andati ad una festa non molto distante. Entrato nella capanna trovò un bambino.. Ghiandaia Azzurra chiese al bambino:
“Dove sono andati?'”.
Il ragazzo rispose:
“Sono andati via”:
Nella capanna c’erano delle ceste di provviste contro la parete: Ghiandaia Azzurra indicò la prima cesta che vide li vicino e chiese:
“Che c’è in quella cesta?”.
Il bambino rispose:
“Prima sera”.
Poi indicò la cesta accanto dicendo:
“Che c’è in quella cesta?”.
E il ragazzo rispose:
“Appena buio”.
Le domande alternate dalle risposte si susseguirono, fino all’ ultima::
“Che c’è in quella cesta?”.
Il fanciullo rispose:
“Aurora”.
Allora Ghiandaia Azzurra afferrò lesto la cesta e se ne scappò di corsa!
Il bambino cominciò a gridare:
“Ci hanno rubato l’Aurora!”.
La gente non fece caso alle urla del bambino poco distante, e continuarono a danzare.. Finalmente l’ attenzione di un abitante cadde sulle urla e disse:
“Il ragazzo grida che hanno rubato l’Aurora”.
Tutti accorsero allora alla capanna e, spiegato l’ accaduto si misero presto ad inseguire Ghiandaia Azzurra verso ponente.
Egli andava verso ponente, sempre verso ponente.
Vicino alla Grande Valle lo raggiunsero.
Stavano per prenderlo; eran proprio sul punto di farcela, quando egli aprì la cesta e la luce volò fuori.

 Immagini Indiani d’America

 

 

Le mie Poesie

mercoledì, maggio 12th, 2010

Ciao a Voi tutti che seguite il  mio blog

In questo spazio inserirò  man mano  le mie Poesie.

Vi chiedo solo di non copiarle, nè

inserire la propria firma al posto della mia firma

ma lasciatele  così come sono .

Grazie!

I Ricordi

I Ricordi sono come le Illustrazioni raccolte mano nel libro dove scriviamo le pagine della nostra vita.
Immagini sbiadite dal  tempo ma che racchiudono ogni  attimo  vissuto
nella nostra Vita.
Ricordi Che sembravano ormai svaniti nel tempo  ma ecco che  in un attimo
nella nostra mente  riaffiorano e allora come  in un film ripercorriamo tutta la nostra esistenza.

I Ricordi sono parte di noi e li nessuno li  potrà cancellare

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Il 27 settembre 2009

Cogli l’Attimo

Cogli l’Attimo e vivi la vita ogni  giorno
senza Timore.
Ogni Momento cogli l’attimo e  non sprecare
il tempo  a pensare  alle cose Che ti hanno
fatto soffrire.
Prendi la vita così come  viene e segui quello che il
cuore ti dice.

Cogli l’attimo e prendi Il lato di ogni  cosa,
non fermarti a  guardare indietro ma guarda al
domani.
Cogli l’attimo e sorridi alla vita, solo così capirai che
vale la pena di vivere la Vita.
Cogli l’attimo e raggiungerai la vera felicità, scoprirai

la gioia di amare
Cogli l’attimo … .. va per la tua strada e non ti fermare

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IL 10 ottobre 2009

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Giornata uggiosa

Gocce di pioggia che scendono lentamente,scivola l’acqua
in questa giornata uggiosa e bagna ogni angolo di terra.
Sento l’odore dell’erba bagnata e le foglie ingiallite che cadono
dai rami ormai spogni.
Giornata uggiosa in questa ottobrata dove tutto intorno è silenzio.
Giornata uggiosa, pioggia che cade inesorabile e gli animali che
si preparano al lungo letargo.
Giornata uggiosa……grigia dove solo le nuvole cariche di pioggia
ne fanno da ornamento in un paesaggio stupendo.
Giornata uggiosa dove i bambini guardano dalla finestra aspettando
che il sole faccia capolino tra le grigie nuvole,Il cammino acceso
nelle case in un’atmosfera serena e felice.
Scende la pioggia ma ecco che lentamente l’arcobaleno di mille colori
risplende nel cielo e il sole lentamente con i suoi raggi riscalda la terra.

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23 ottobre 2009

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Il Tempo

Il tempo scorre inesorabile senza fermarsi.
Noi non possiamo fermare il tempo,le giornate passano
una dopo l’altra e il tempo ne fà da padrona.
Scorrono i giorni, i mesi, gli anni ore, minuti e come
attori siamo intenti a rappresentare
la commedia della nostra vita.
Tutto scorre in fretta e nonostante i nostri sforzi non
possiamo rallentare la corsa del tempo, tutto va come deve andare
e nessuno può fermare o cambiare questa verità.

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il 28 ottobre 2009

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Per Amore

Quando si ama una persona si dà il meglio di se stessi,
solo per amore si è un corpo solo e un’anima sola.
Amare una persona è dedizione,sentire il bisogno l’uno per
l’altro senza pensare di ricevere nulla in cambio.
Per Amore si è disposti a tutto pur di far felici la persona
che si ha accanto, accettarla così come senza pretendere
che sia come la si vorrebbe.
Per Amore e solo per amore la vita viene vissuta più intensamente
perchè non si è soli e ogni cosa viene vista con occhi diversI.
Per Amore e nient’altro….
Quando c’è l’Amore tutto diventa possibile!

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il 10 Novembre 2009

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Nel silenzio della Notte

Nel silenzio della notte tutto intorno tace.
Nel buio della notte non riesco a prendere sonno,
non piango ma rimango in silenzio, quel silenzio così
penetrante che penetra nel mio cuore.
La solitudine mi assale, compagna dei miei giorni senza tempo.
aspettando giorno dopo giorno un nuovo raggio di luce che
rischiari la mia vita e cancelli tutte le ombre più buie del mio cuore.
Tramontano i giorni e la solitudine rimane ed io resto sola, sola….

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il  20 Febbraio 2010

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Essere se Stessi

Non nasconderti dietro una maschera ma

scopri le tue carte e si te stesso.

Se hai coraggio e sei onesto,

non tradire te stesso.

Oggi più che mai getta quella maschera che

ti copre il viso e si te stesso

con tutti i tuoi difetti.

E’  proprio quello che fa la differenza

camminare a testa alta senza timore

non conta se hai un dente sporgente o

un altro difetto fisico ma

la vera bellezza è quella interiore,

la puoi  leggere  negli occhi e ti riscalda il cuore.

Qualsiasi  traguardo tu voglia raggiungere,

non  abbassare lo sguardo,

 ma guarda al domani

la vita non fa nessuno sconto

ma dimostra  quel che sei davvero,

Si te stesso e nient’altro.

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Il 25 marzo 2010

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Come una nuvola

Come una nuvola trasportata dal vento
volteggio nell’immensità del cielo e
mi diletto nel cambiare forma per poi
scivolare con la fantasia, attimo dopo atimo….
e perdermi nell’infinito cielo che mi tiene compagnia.
Come una nuvola leggera scruto la terra da lassù e lacrime di pioggia
scendono ad irrigare la terra assetata.
Nuovi posti riscopro libera come l’aria invisibile

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Il 21 Aprile 2010

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L’Oscurità della Notte

Nell’0scurità della Notte vaga il mio pensiero
alla ricerca del Silenzio del’anima
Il mio Spirito riposa nel silenzio della notte
per ritrovare me stessa e la pace interiore
che avevo perduto nel tempo.
Solo le stelle mi tengono compagnia mentre la città
dorme aspettando il nuovo giorno che nascerà

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Il 21 Aprile 2010

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La Luce

Ogni volta che ti senti triste, sconsolata allegra e felice
ricorda che c’è sempre qualche cosa che ti protegge…

qualcosa che è dentro di noi e che ci spinge a non mollare mai
nonostante le avversità della vita perchè la vita è bella e degna
di essere vissuta nel bene e nel male nella buona e cattiva sortenonostane gli ostacoli che troviamo lungo il nostro cammino, allora con
il pensiero prova ad inseguire quel raggio di luce che significa felicità,

prima o poi la potrai toccare, corri incontro a quella luce e con la sua abbagliante
intensità saremo rigenerati, guariti.
Se guardi indietro capirai che il passato non è altro che il cammino di esperienza
che conduce alla gioia incondizionata….

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Il 28 Aprile 2010

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In certi momenti

In certi momenti vorrei gridare al mondo tutta la mia rabbia che ho dentro
In certi momenti vorrei tornare indietro nel tempo e tornare ad essere bambina
e vivere senza pensieri.
In certi momenti vorrei dimenticare tutto quello che mi ha fatto soffrire e
ricordare solo i momenti più belli della mia vita.
In certi momenti vorrei vivere in un mondo dove esiste solo la parola “AMORE”
e dove regna solo la felicità
In certi momenti nel silenzio del mio io mille pensieri mi assalgono, quante domande a cui non so dare una risposta.
In certi momenti vorrei che non esistessero le barriere dell’egoismo e dell’indifferenza
ma che nel mondo ci sia solo pace, uguaglianza ed essere tutti uguali come fratelli e sorelle.

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 il 15 Maggio 2010

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Voglio volare con le mie ali

Voglio volare con le mie ali e sentire quel senso di libertà
che mi accarezza dolcemente.
Voglio volare con le mie ali e liberarmi da tutti quei pensieri
che mi angosciano e ritrovare quella tranquillità che da tempo
avevo perduto.
Voglio volare con le mie ali e sentirmi libera di vivere e amare
lasciarmi trasportare dal dolce vento e arrivare fino a te che mi stai aspettando.
Voglio volare con le mie ali fino a roccare la vera felicità, lasciarmi andare e vivere la vita intensamente. 

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 il 26 Giugno 2010

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Una Farfalla

Ci sono giornate in cui tutto quello che faccio mi sembra così noioso
che vorrei diventare una farfalla prendere il volo e non pensare
più a nulla,liberarmi da tutti i pensieri e svolazzare di fiore in fiore libera.
Vorrei chiudere gli occhi e con la mente sognare di diventare una farfalla volare ad alta quota e scoprire le bellezze della natura.
Le nuvole mi fanno capolino nel cielo e con allegria mi accompagnano nel mondo di nome felicità. 

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il  26 Giugno 2010

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Tutto quello che vorrei…

Tutto quello che vorrei è poterti stare accanto in ogni momento,sentire il tuo calore su di me che mi riscalda il cuore.

Tutto quello che vorrei è tornare indietro nel tempo e rivivere attimo per attimo i momenti felici vissuti insieme.

Tutto quello che vorrei è svegliarmi la mattina e vederti ancora accanto a me….

Tutto quello che vorrei è dirti:TI AMO e sentirmi stringere tra le tue braccia così possenti che mi fanno sentire al sicuro.

Tutto quello che vorrei dirti è MI MANCHI così tanto che il vuoto che hai lasciato dentro il mio cuore è incancellabile.

Tutto quello che vorrei è dirti che senza di te la vita sembra essere senza senso perchè in ogni cosa che faccio mi ricorda di te……Tutto quello che vorrei è di non dimenticarti di me…..

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il 17 marzo 2013

La Festa dei Lavoratori: 1 Maggio

sabato, maggio 1st, 2010

1° Maggio: Festa del Lavoro.

Il 1 Maggio è la Festa di chi lavora:  una Festa molto significativa, visto che il lavoro è, per la maggioranza delle persone, ciò che riempie la vita, ciò che le dà significato, ciò che permette il sostentamento (cioè di guadagnare – almeno – il necessario per vivere).

Per cercare e trovare un lavoro si fa di tutto, molte volte: ci si sposta, si emigra, si cambia città, nazione e vita.
Chi non riesce a trovarlo (o lo trova provvisorio e incerto) vive con gravi difficoltà, non riesce a costruire un futuro per sè, per la propria famiglia, per i propri figli: ed è spesso costretto a vivere miseramente.

Ma anche chi ha un lavoro non sempre ne è soddisfatto: perché molti lavori, anche se duri e impegnativi, non sono riconosciuti nè a livello sociale, nè a livello di retribuzione adeguata (cioè di paga).
C’è chi guadagna milioni di euro per fare una partita di calcio alla domenica; c’è chi lavora una vita intera nelle fonderie, negli ospedali, nelle miniere, nelle fabbriche, arrivando a guadagnare solo il minimo o il necessario per vivere.

Non tutti i lavoratori sono ancora uguali, perché non tutti i lavori vengono valutati e riconosciuti allo stesso modo (anche in termini di stipendio):
le ingiustizie sociali e retributive esistono tuttora, anche nella nostra società così moderna ed evoluta.

Per questo il Primo Maggio ha ancora un grande significato per la maggioranza dei lavoratori che, nonostante i miglioramenti sociali, vivono quotidianamente sulla loro pelle (bianca, nera, o gialla che sia) molte ingiustizie e disparità.

http://www.lagirandola.it/lg_primopiano.asp?idSpec=101

Origine e Storia della Festa dei Lavoratori

L’origine della Festa dei lavoratori si deve alle battaglie che gli operai hanno fatto per conquistare un orario di lavoro di 8 ore giornaliere.
Con la Prima Internazionale (la Prima Internazionale è una organizzazione internazionale di lavoratori, fondata nel 1864, all’interno della quale c’erano operai, anarchici e socialisti) si sviluppò un grande movimento di lotta sulla questione delle 8 ore, soprattutto presso le organizzazioni dei lavoratori statunitensi.
Una prima vittoria di questo movimento si ebbe nello stato americano dell’Illinois quando nel 1866 venne approvata una legge che introduceva la giornata lavorativa di 8 ore appunto.

Questa legge entrava in vigore il 1 Maggio del 1867, e per quel giorno venne organizzata a Chicago una grande manifestazione, un enorme corteo di lavoratori.
Successivamente un sindacato americano (un sindacato è una organizzazione che rappresenta gli interessi di operai, contadini, impiegati e altri lavoratori nei conforti dei datori di lavoro e si batte per migliorare le condizioni dei lavoratori) prese l’iniziativa di indicare nel 1 Maggio 1886 la data a partire dalla quale gli operai americani si sarebbero rifiutati di lavorare più di 8 ore al giorno.

Il 1 Maggio 1886 in molte fabbriche degli Stati Uniti migliaia di lavoratori incrociarono le braccia: nella città di Chicago, e in altre città americane, gli operai scioperarono e parteciparono a grandi manifestazioni nelle strade.
Le manifestazioni e gli scioperi per il diritto ad 8 ore di lavoro giornaliere continuarono per più giorni dopo il 1 Maggio e si ebbero alcuni scontri con la polizia –  la polizia,  che era dalla parte dei datori di lavoro, non voleva che vincesse questo movimento che rivendicava le 8 ore di lavoro giornaliere  –  che in varie occasioni sparò  sui manifestanti e fece alcuni morti.

Durante una manifestazione che si teneva a Chicago fu lanciata una bomba da un ignoto, non si è mai saputo chi fosse. La polizia approfitto di questo avvenimento per eliminare alcuni esponenti della protesta (e di conseguenza mettere paura a lavoratori e lavoratrici, in modo da fargli rinunciare alle rivendicazioni dei diritti): della bomba furono infatti  accusati ingiustamente alcuni lavoratori anarchici, sette dei quali vennero impiccati.

Queste persone condannate ingiustamente sono passate alla storia come “martiri di Chicago“, erano lavoratori che si battevano per i propri diritti e diventarono il simbolo della lotta per le 8 ore: a loro è stata dedicata la ricorrenza del 1 Maggio.

Ancora oggi la Festa dei lavoratori assume molta importanza, in questo periodo dove i diritti dei lavoratori, diritti che negli anni sono stati faticosamente conquistati, vengono sempre più limitati e sono continuamente messi in pericolo.

Poesie sul 1 Maggio

Le mani dell’operaio

di Renzo Pezzani

Dice il Signore a chi batte
alle porte del suo Regno:
Fammi vedere le mani;
saprò io se ne sei degno.
L’operaio fa vedere
le sue mani dure di calli:
han toccato tutta la vita
terra, fuochi, metalli.
Sono vuote d’ogni ricchezza,
nere, stanche, pesanti.
Dice il Signore: Che bellezza!
Così son le mani dei Santi!

Il lavoro

di Giuseppe Porto

I piccoli animali
fanno tutti un mestiere:
fanno il fabbro e l’artiere,
son sarti e manovali.
Il ragno tessitore
rifabbrica la tela
che somiglia a una vela
su un mare di splendore.
La rana che si liscia
all’orlo del fossato
sta in guardia dall’agguato
che le tende la biscia.
Lo scarabeo al cantiere
rotola una pallina:
così come cammina
somiglia a un carrettiere.
E, se senti uno scricchio,
è un passo nel fogliame;
se senti un falegname
che batte e pialla, è il picchio.
C’è tutto un gran fervore
c’è tutto un gran da fare:
perché chi vuol mangiare
bisogna che lavori.

Dopo il lavoro

di Giulio Gozzi

Vedi sull’aia bianca, in cima. al colle,
la famiglia che torna dal lavoro:
passa sul grano in fiore il vento molle,
e pendono dal ciel nubi d’oro.
Stacca, il padre, dal carro i buoi
fumanti;
guida, il maggiore, i manzi alla
fontana,
giuocano a rimpiattino gli altri oh
quanti! 

Ecco la madre con l’ultimo nato
in braccio; chiama, esorta ed
ammonisce.
Chiama a raccolta il gruppo
scalmanato,
che infine le fa cerchio e ammutolisce.
E mentre la campana di lontano,
manda di colle in colle la sua voce,
essa, presa al suo piccolo la mano,
gli insegna a farsi il segno della croce.
 
Lavoro
di G. Navone
 
Fu la prima condanna: Iddio sdegnato
l’aveva inflitta in pena del peccato.
Dagli alberi non più
senza fatica l’uomo avrebbe i frutti,
né la terra darebbe il cibo a tutti
per innate virtù;
ed il lavoro fu legge agli umani.
Dal primo di quei secoli lontani
sino all’ultima età;
il comune lavoro unì e protesse:
il campo arato maturò la messe
e sorse la città.

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