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Riflessioni dell’Anima: Quando ci manca la persona che amiamo

marzo 19th, 2013

Per  te piccolo Amore mio…..

Quanti mesi sono già passati da quando per circostanze non dipendenti da me sono stata costretta a dividermi da te Amore mio…..

In tutto questo tempo non ho mai smesso di Amarti e se anche dovessero passarre 100 anni per me non cambierebbe nulla…io ti Amerò per sempre.

Certe volte mi chiedo perchè la vità deve essere così dura con me come se non sono bastate tutte le sofferenze che ho dovuto passare in tutti questi anni…..

Certe volte sento che il dolore che ho dentro il mio cuore non ha fine perchè mi hanno strappato una parte di me che non si risanerà mai più…

Ho bisogno di te Amore mio….ho bisogno di sentire ancora quei gesti d’amore che facevi con me…..quando mi tenevi traaa le tue braccia e mi facevi sentire al sicuro…ho bisogno di te perchè la mi avita eri solo tu per me.

La sera quando vado a dormire vedere che non sei più accanto a me è come sentirsi morire dentro….

Se ancora ho voglia di vivere è perchè nonostante tutto da lontano tu mi sei vicino e mi dai tutta la forza per superare i miei tanti problemi….

Non ti scordare di me……

Il mondo degli Angeli

marzo 14th, 2013

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Due angeli viaggiatori si fermarono per passare la notte nella casa di una ricca famiglia. Era una famiglia di persone molto avare, che si rifiutarono di far dormire i due angeli nella camera degli ospiti. Infatti concessero agli angeli solo un piccolo spazio fuori, nel duro e freddo pavimento del pergolato davanti alla casa. Mentre si preparavano come potevano un letto per terra il più vecchio degli angeli vide un buco nel muro e lo riparò.

Quando l’angelo giovane gli chiese perché, lui rispose soltanto “le cose non sono sempre quello che sembrano”.

La notte dopo la coppia di angeli cercò riparo nella casa di una famiglia molto povera ma molto ospitale, dove furono accolti da un contadino e sua moglie. Dopo aver diviso con gli angeli il seppur poco cibo che avevano, i contadini cedettero agli angeli i propri letti, dove finalmente i viaggiatori si poterono riposare comodamente.

Quando il sole sorse, la mattina dopo, gli angeli trovarono l’uomo e sua moglie in lacrime: la loro unica mucca, la sola loro fonte di sostentamento, giaceva morta nel campo.

Il giovane angelo ne fu infuriato a chiese al più vecchio come avesse potuto lasciare accadere una cosa del genere. “Al primo uomo, che pure aveva tutto, hai fatto un favore”, lo accusò. Questa famiglia seppure aveva pochissimo era pronta a dividere tutto, e tu hai lasciato morire la mucca. “Le cose non sono sempre quello che sembrano” replicò l’angelo, quando eravamo nel cortile della villa ho notato che c’era dell’oro nascosto nel muro e che si poteva scoprire grazie a quel piccolo buco. Siccome quell’uomo era così avaro e ossessionato dal denaro io ho riparato quel buco, così non avrebbe trovato anche quella ricchezza.

Poi la notte scorsa quando dormimmo nel letto del contadino l’angelo della morte venne per sua moglie. Io invece di lei gli ho dato la mucca.

“Le cose non sono sempre quello che sembrano.” 

Qualche volta questo e’ precisamente quello che succede quando le cose non sembrano andare come dovrebbero. Ci sono persone che arrivano nella nostra vita e se ne vanno subito. Qualche persona diventa un amico e rimane un po’, lasciando bellissime impronte nel nostro cuore e non le perderemo mai perché avremo avuto un vero amico!

Quello che non ti ho mai detto….A te papà

marzo 4th, 2012

 

Quello che non ti ho mai detto… A te papà

Quante volte avrei voluto dirti tante cose ma non ne ho ma avuto la possibilità

Quello che non ti ho mai detto… voglio scrivertelo quì in questo piccolo angolo

in cui mi rifugio quando sono immersa ne miei pensieri.

A te papà

per avermi accettata come tua figlia…

per avermi dato tutto l’affetto che non ho mai avuto.

A te papà

che mi hai presa per mano e mi hai trasmesso la tua forza.

A te papà

che hai condiviso con me i momenti difficili dela vita.

A te papà

che mi hai dato la gioia di poterti chiamare papà

A te papà

ti voglio dire:: Ti voglio  un mondo di bene!!!

Sei il mio vero papà,

quel papà che avrei voluto avere nella mia vita

e che ora ho trovato.

A te papà

per tutte quelle volte che mi chiami “Figlia”

quante volte desideravo sentirmelo dire

e tu mi hai dato questa gioia che riempie il mio cuore.

A te papà

ti voglio dire: “Sei tu il mio papà e lo sarai per tutta la vita!”

Grazie papà mio….

04/03/2012

Sognografica

 

 

 

 

 

Riflessioni dell’Anima: Costruire il domani

gennaio 6th, 2011

Costruire il Domani

Quanti di noi si chiedono: “Cosa ci riserverà il domani?”

Nessuno di noi sa darsi una risposta concreta,

Quante volte ci illudiamo di essere capaci di costruire il nostro domani e allora diciamo a noi stessi: “Ci penserò domani”.

Fermiamoci un momento e guardiamoci allo specchio: cosa vediamo?

Un volto, il tuo volto che invecchia giorno per giorno e allora pensiamo che quello che conta è vivere ogni momento della nostra vita nel presente e non pensare al domani, costruire e fare qualche cosa ad ogni costo, in questo momento e mettersi in gioco ogni giorno scalando la cima più alta che ci possiamo trovare davanti, arrivare in alto senza guardare indietro e quando giungeremo alla vetta solo allora avremmo raggiunto un pezzetto di eternità.

Ecco il nostro domani, costruire il presente e realizzare tutti i nostri proggetti di vita

Epicuro: lettera sulla Felicità

gennaio 6th, 2011

La Biografia di Epicuro

Epicuro, fondatore e maggior rappresentante della scuola epicurea, nacque a Samo nell’anno 342 a. C.. Apprese dai suoi maestri il pensiero di Platone e quello di Democrito. Ebbe anche modo di accostarsi alle opere essoteriche di Aristotele. Tenne scuola a Mitilene e a Lampsaco, per poi trasferirsi ad Atene dove fondò una scuola, detta il Giardino, che fu molto frequentata, nonostante la contemporanea presenza nella città dell’Accademia e del Liceo. Scrisse molte opere, tra cui una Sulla natura, una Sul criterio o canone e le Massime capitali. Quest’ultimo scritto ci è pervenuto, assieme a tre lettere e ad alcuni frammenti. Morì ad Atene nel 270 a.C..
http://www.ildiogene.it/EncyPages/Ency=Epicuro.html

Lettera sulla Felicità (Epicuro)

                                Meneceo,

Non si è mai troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell’anima. Chi sostiene che non è ancora giunto il momento di dedicarsi alla conoscenza di essa, o che ormai è troppo tardi, è come se andasse dicendo che non è ancora il momento di essere felice, o che ormai è passata l’età. Da giovani come da vecchi è giusto che noi ci dedichiamo a conoscere la felicità. Per sentirci sempre giovani quando saremo avanti con gli anni in virtù del grato ricordo della felicità avuta in passato, e da giovani, irrobustiti in essa, per prepararci a non temere l’avvenire. Cerchiamo di conoscere allora le cose che fanno la felicità, perché quando essa c’è tutto abbiamo, altrimenti tutto facciamo per averla.

Pratica e medita le cose che ti ho sempre raccomandato: sono fondamentali per una vita felice. Prima di tutto considera l’essenza del divino materia eterna e felice, come rettamente suggerisce la nozione di divinità che ci è innata. Non attribuire alla divinità niente che sia diverso dal sempre vivente o contrario a tutto ciò che è felice, vedi sempre in essa lo stato eterno congiunto alla felicità. Gli dei esistono, è evidente a tutti, ma non sono come crede la gente comune, la quale è portata a tradire sempre la nozione innata che ne ha. Perciò non è irreligioso chi rifiuta la religione popolare, ma colui che i giudizi del popolo attribuisce alla divinità.

Tali giudizi, che non ascoltano le nozioni ancestrali, innate, sono opinioni false. A seconda di come si pensa che gli dei siano, possono venire da loro le più grandi sofferenze come i beni più splendidi. Ma noi sappiamo che essi sono perfettamente felici, riconoscono i loro simili, e chi non è tale lo considerano estraneo. Poi abituati a pensare che la morte non costituisce nulla per noi, dal momento che il godere e il soffrire sono entrambi nel sentire, e la morte altro non è che la sua assenza. L’esatta coscienza che la morte non significa nulla per noi rende godibile la mortalità della vita, togliendo l’ingannevole desiderio dell’immortalità.

Non esiste nulla di terribile nella vita per chi davvero sappia che nulla c’è da temere nel non vivere più. Perciò è sciocco chi sostiene di aver paura della morte, non tanto perché il suo arrivo lo farà soffrire, ma in quanto l’affligge la sua continua attesa. Ciò che una volta presente non ci turba, stoltamente atteso ci fa impazzire. La morte, il più atroce dunque di tutti i mali, non esiste per noi. Quando noi viviamo la morte non c’è, quando c’è lei non ci siamo noi. Non è nulla né per i vivi né per i morti. Per i vivi non c’è, i morti non sono più. Invece la gente ora fugge la morte come il peggior male, ora la invoca come requie ai mali che vive.

Il vero saggio, come non gli dispiace vivere, così non teme di non vivere più. La vita per lui non è un male, né è un male il non vivere. Ma come dei cibi sceglie i migliori, non la quantità, così non il tempo più lungo si gode, ma il più dolce. Chi ammonisce poi il giovane a vivere bene e il vecchio a ben morire è stolto non solo per la dolcezza che c’è sempre nella vita, anche da vecchi, ma perché una sola è l’arte del ben vivere e del ben morire. Ancora peggio chi va dicendo: bello non essere mai nato, ma, nato, al più presto varcare la porta dell’ Ade.

Se è così convinto perché non se ne va da questo mondo? Nessuno glielo vieta se è veramente il suo desiderio. Invece se lo dice così per dire fa meglio a cambiare argomento. Ricordiamoci poi che il futuro non è del tutto nostro, ma neanche del tutto non nostro. Solo così possiamo non aspettarci che assolutamente s’avveri, né allo stesso modo disperare del contrario. Così pure teniamo presente che per quanto riguarda i desideri, solo alcuni sono naturali, altri sono inutili, e fra i naturali solo alcuni quelli proprio necessari, altri naturali soltanto. Ma fra i necessari certi sono fondamentali per la felicità, altri per il benessere fisico, altri per la stessa vita.

Una ferma conoscenza dei desideri fa ricondurre ogni scelta o rifiuto al benessere del corpo e alla perfetta serenità dell’animo, perché questo è il compito della vita felice, a questo noi indirizziamo ogni nostra azione, al fine di allontanarci dalla sofferenza e dall’ansia. Una volta raggiunto questo stato ogni bufera interna cessa, perché il nostro organismo vitale non è più bisognoso di alcuna cosa, altro non deve cercare per il bene dell’animo e del corpo. Infatti proviamo bisogno del piacere quando soffriamo per la mancanza di esso. Quando invece non soffriamo non ne abbiamo bisogno.

Per questo noi riteniamo il piacere principio e fine della vita felice, perché lo abbiamo riconosciuto bene primo e a noi congenito. Ad esso ci ispiriamo per ogni atto di scelta o di rifiuto, e scegliamo ogni bene in base al sentimento del piacere e del dolore. E’ bene primario e naturale per noi, per questo non scegliamo ogni piacere. Talvolta conviene tralasciarne alcuni da cui può venirci più male che bene, e giudicare alcune sofferenze preferibili ai piaceri stessi se un piacere più grande possiamo provare dopo averle sopportate a lungo. Ogni piacere dunque è bene per sua intima natura, ma noi non li scegliamo tutti. Allo stesso modo ogni dolore è male, ma non tutti sono sempre da fuggire.

Bisogna giudicare gli uni e gli altri in base alla considerazione degli utili e dei danni. Certe volte sperimentiamo che il bene si rivela per noi un male, invece il male un bene. Consideriamo inoltre una gran cosa l’indipendenza dai bisogni non perché sempre ci si debba accontentare del poco, ma per godere anche di questo poco se ci capita di non avere molto, convinti come siamo che l’abbondanza si gode con più dolcezza se meno da essa dipendiamo. In fondo ciò che veramente serve non è difficile a trovarsi, l’inutile è difficile.

I sapori semplici danno lo stesso piacere dei più raffinati, l’acqua e un pezzo di pane fanno il piacere più pieno a chi ne manca. Saper vivere di poco non solo porta salute e ci fa privi d’apprensione verso i bisogni della vita ma anche, quando ad intervalli ci capita di menare un’esistenza ricca, ci fa apprezzare meglio questa condizione e indifferenti verso gli scherzi della sorte. Quando dunque diciamo che il bene è il piacere, non intendiamo il semplice piacere dei goderecci, come credono coloro che ignorano il nostro pensiero, o lo avversano, o lo interpretano male, ma quanto aiuta il corpo a non soffrire e l’animo a essere sereno.

Perché non sono di per se stessi i banchetti, le feste, il godersi fanciulli e donne, i buoni pesci e tutto quanto può offrire una ricca tavola che fanno la dolcezza della vita felice, ma il lucido esame delle cause di ogni scelta o rifiuto, al fine di respingere i falsi condizionamenti che sono per l’animo causa di immensa sofferenza. Di tutto questo, principio e bene supremo è la saggezza , perciò questa è anche più apprezzabile della stessa filosofia, è madre di tutte le altre virtù. Essa ci aiuta a comprendere che non si dà vita felice senza che sia saggia, bella e giusta, né vita saggia, bella e giusta priva di felicità, perché le virtù sono connaturate alla felicità e da questa inseparabili.

Chi suscita più ammirazione di colui che ha un’opinione corretta e reverente riguardo agli dei, nessun timore della morte, chiara coscienza del senso della natura, che tutti i beni che realmente servono sono facilmente procacciabili, che i mali se affliggono duramente affliggono per poco, altrimenti se lo fanno a lungo vuol dire che si possono sopportare ? Questo genere d’uomo sa anche che è vana opinione credere il fato padrone di tutto, come fanno alcuni, perché le cose accadono o per necessità, o per arbitrio della fortuna, o per arbitrio nostro. La necessità è irresponsabile, la fortuna instabile, invece il nostro arbitrio è libero, per questo può meritarsi biasimo o lode.

Piuttosto che essere schiavi del destino dei fisici, era meglio allora credere ai racconti degli dei, che almeno offrono la speranza di placarli con le preghiere, invece dell’atroce, inflessibile necessità. La fortuna per il saggio non è una divinità come per la massa – la divinità non fa nulla a caso – e neppure qualcosa priva di consistenza. Non crede che essa dia agli uomini alcun bene o male determinante per la vita felice, ma sa che può offrire l’avvio a grandi beni o mali.

Però è meglio essere senza fortuna ma saggi che fortunati e stolti, e nella pratica è preferibile che un bel progetto non vada in porto piuttosto che abbia successo un progetto dissennato. Medita giorno e notte tutte queste cose e altre congeneri, con te stesso e con chi ti è simile, e mai sarai preda dell’ansia. Vivrai invece come un dio fra gli uomini. Non sembra più nemmeno mortale l’uomo che vive fra beni immortali.

 

 

Blaise Pascal: Le ragioni del cuore

gennaio 5th, 2011

La Biografia di Blaise Pascal

Blaise Pascal (Clermont-Ferrand), Auvergne, Francia 19 giugno 1623 – Parigi, 19 agosto, 1662) fu un matematico, fisico e filosofo religioso francese. I suoi contributi alle scienze naturali comprendono: la costruzione di calcolatori meccanici, considerazioni sulla teoria delle probabilità, studi sui fluidi, e la chiarificazione di concetti come pressione e vuoto. Seguendo una profonda esperienza religiosa, nel 1654, Pascal abbandonò la matematica e la fisica per la filosofia e la teologia
Nato a Clermont-Ferrand, Puy-de-Dôme, in Francia, Blaise Pascal perse la madre all’età di tre anni. Venne allevato dal padre, Étienne Pascal (1588 – 1651), un matematico, assieme alla sorella Jacqueline Pascal (1625 – 1661).
Gli storici dell’informatica riconoscono il suo contributo in questo campo quando, appena diciottenne, iniziò a costruire calcolatori meccanici capaci di addizioni e sottrazioni (il Museo Zwinger di Dresda in Germania mostra uno dei suoi calcolatori originali). All’età di sedici anni elaborò anche un trattato sulle sezioni coniche. Nel 1654, spinto dall’interesse di un amico in problemi legati alle scommesse, avviò una corrispondenza con Fermat e stese un piccolo saggio sulle probabilità.
Più tardi formulò la Scommessa di Pascal, un’argomentazione per la fede in Dio basata sulle probabilità (ma “i misteri della Divinità – ebbe a dire – sono troppo sacri per essere profanati dalle nostre dispute”; e chissà se Einstein pensasse a lui nell’affermare che “Dio non gioca a dadi”).
Il Triangolo di Pascal, un modo di presentare i coefficienti binomiali, porta il suo nome, anche se i matematici conoscevano tali coefficienti già da tempo.
Il suo notevole contributo nello studio dei fluidi (idrodinamica e idrostatica) si incentrò sul principio di fluido idraulico. Le sue invenzioni comprendono la pressa idraulica (che usa la pressione per moltiplicare la forza) e la siringa. Pascal chiarificò concetti quali pressione (la cui unità di misura porta il suo nome) e vuoto.
Nel 1650, sofferente per la salute cagionevole, Pascal si ritirò dalla matematica. Comunque nel 1653, quando la salute migliorò, scrisse Traité du triangle arithmétique nel quale descrisse il “triangolo aritmetico” che porta il suo nome.
A seguito di un incidente avvenuto nel 1654, sul ponte di Neuilly, nel quale i cavalli finirono oltre il parapetto ma la carrozza sopravvisse miracolosamente, Pascal abbandonò la matematica e la fisica per la filosofia e la teologia.Da quel momento Pascal entrò a far parte dei solitari di Port-Royal, fra i quali vi era gia sua sorella e qui entro nella stta dei giansenisti.In quel periodo vi era una disputa tra giansenisti e i teologi della Sorbona di Parigi e ad essa intervenne Pascal.Il 23 gennaio 1656 pubblicava con lo pseudonimo di Luigi di Montalto le sue prime lettere scritte da un provinciale ad uno dei suoi amici intorno alle dispute attuali della Sorbona ; ad essa seguirono altre 17 lettere l’ ultima è datata 24 marzo 1657 Nel 1660, il Re Luigi XIV di Francia ordinò la distruzione delle Lettere provinciali di Pascal, una difesa del Giansenista Antoine Arnauld.

Pascal non completò mai il suo lavoro più influente, i Pensées (i Pensieri), ma una versione delle sue note per il libro venne stampata nel 1670, otto anni dopo la sua morte, e subito divenne un classico della letteratura devota.

Da Wikipedia

Le Frasi di Blaise Pascal

 

Chi comunica poco cogli uomini, rade volte è misantropo. Veri misantropi non si trovano nella solitudine, ma nel mondo: perché l’uso pratico della vita, e non già la filosofia, è quello che fa odiare gli uomini. E se uno che sia tale, si ritira dalla socierà, perde nel ritiro la misantropia.

Blaise Pascal

Aforismi di Blaise Pascal

 

La natura ha delle perfezioni per dimostrare che essa è l’immagine di Dio e ha dei difetti per mostrare che ne è solo un’immagine.

Le qualità dell’animo non si possono acquistare con l’abitudine; si possono solo perfezionare.

Un medesimo significato cambia secondo le parole che lo esprimono. I significati ricevono dalle parole la loro dignità, invece di conferirla ad esse. Bisogna cercare degli esempi.

Riflessioni dell’anima: Il Deserto del cuore

novembre 14th, 2010

 

Il Deserto del Cuore

E  c’è un deserto immenso detto Cuore,

di cui nelle foreste,

gli intricati rami cullano l’ombra,

come un bimbo.

In quella sua profondità mi persi!

Tagore


Il mio cuore, uccello del deserto, ha trovato

il suo cielo nei tuoi occhi.

Essi sono la culla del mattino, essi sono

il regno delle stelle.

I miei canti si perdono nella loro profondità.

Lascia che io squarci le sue nuvole

e stenda le ali al suo sole.

Il mio Diario pensieri in libertà: “Prendi la Vita così come viene”

giugno 17th, 2010

Prendi la Vita così come viene

Quante volte ci sentiamo affaticati, oppressi, stanchi

di questa vita che va tutta di fretta

momenti in cui vorremo gettare la spugna e mandare

tutto al Diavolo è un po’ quello che sto passando io

in questo periodo ma poi mi chiedo: “Perchè?”

La vita non va gettata al vento e allora mi

rimbocco le maniche anche se è dura.

Ripenso a quanti ostacoli ho dovuto affrontare nella mia vita,

ostacoli che mi sembravano impossibili da poter superare

e poi invece mi sono detta: “C’è l’ho fatta”.

Oggi voglio lasciare un messaggio a tutti voi amici e amiche,

a voi che magari passate come viandanti in questo mio angolino

dove spesso mi rifugio nei momenti difficili

Vi dedico questi versi di Madre Teresa di Calcutta

che ha fatto della sua Vita una missione, dove ha portato conforto

a tutti i poveri, gli ammalati, i bambini, un esempio

che dovremmo cercare di tenere sempre nella nostra mente

La vita è …

di Madre Teresa di Calcutta

La vita è un’opportunità, coglila. La vita è bellezza, ammirala. La vita è beatitudine, assaporala. La vita è un sogno, fanne una realtà La vita è una sfida, affrontala. La vita è un dovere, compilo. La vita è un gioco, giocalo. La vita è preziosa, abbine cura. La vita è ricchezza, conservala. La vita è amore, godine. La vita è un mistero, scoprilo. La vita è promessa, adempila. La vita è tristezza, superala. La vita è un inno, cantalo. La vita è una lotta, accettala. La vita è un’avventura, rischiala. La vita è felicità, meritala. La vita è la vita, difendila.

(Madre Teresa di Calcutta)

Ama la vita così com’è Amala pienamente,senza pretese; amala quando ti amano o quando ti odiano, amala quando nessuno ti capisce, o quando tutti ti comprendono.

Amala quando tutti ti abbandonano, o quando ti esaltano come un re. Amala quando ti rubano tutto, o quando te lo regalano. Amala quando ha senso o quando sembra non averlo nemmeno un po’.

Amala nella piena felicità, o nella solitudine assoluta. Amala quando sei forte, o quando ti senti debole. Amala quando hai paura, o quando hai una montagna di coraggio. Amala non soltanto per i grandi piaceri e le enormi soddisfazioni; amala anche per le piccolissime gioie

Amala quando tutti ti abbandonano, o quando ti esaltano come un re. Amala seppure non ti dà ciò che potrebbe,

 amala anche se non è come la vorresti

Amala ogni volta che nasci

ed ogni volta che stai per morire.

Non amare mai senza amore

Non vivere mai senza vita!

(Madre Teresa di Calcutta) 

L’uomo è irragionevole, illogico,

egocentrico

NON IMPORTA, AMALO

Se fai il bene, ti attribuiranno secondi fini
 
egoistici
 
NON IMPORTA, FA’ IL BENE

Se realizzi i tuoi obiettivi, troverai falsi
 
amici e veri nemici
 
NON IMPORTA, REALIZZALI

Il bene che fai verrà domani dimenticato
 
NON IMPORTA, FA’ IL BENE

L’onestà e la sincerità ti rendono
 
vulnerabile
 
NON IMPORTA, SII FRANCO E ONESTO

Quello che per anni hai costruito può essere
 
distrutto in un attimo
 
NON IMPORTA, COSTRUISCI
 
Se aiuti la gente, se ne risentirà
 
NON IMPORTA, AIUTALA
 
Da’ al mondo il meglio di te, e ti
 
prenderanno a calci

 

NON IMPORTA, DA’ IL MEGLIO DI TE.

Il mio Cammino

maggio 17th, 2010

Si possono percorrere milioni di chilometri in una sola vita

senza mai scalfire la superficie dei luoghi

nè imparare nulla dalle genti appena sfiorate.

Il senso del viaggio sta nel fermarsi ad ascoltare

chiunque abbia una storia da raccontare.

Camminando si apprende la vita

camminando si conoscono le cose

camminando si sanano le ferite del giorno prima.

Cammina guardando una stella

ascoltando una voce

seguendo le orme di altri passi

cammina cercando la vita

curando le ferite lasciate dai dolori.

Niente può cancellare il cammino percorso.

(Rubèn Blades) 

 

E io cammino..tanto…
il mio e` un continuo andare

Guardo … ascolto … conosco … ho imparato a parlarmi e ad ascoltarmi …

e mi conosco … ho imparato così a sanare le mie ferite …

ed ogni passo che faccio non cancella i ricordi …

ogni passo mi allontana da quello che è stato …

E mi avvicina a quello che sarà …

 

Sii paziente verso tutto ciò che è irrisolto nel tuo cuore

e cerca di amare le domande, che sono simili a stanze

chiuse a chiave e a libri scritti in una lingua straniera.

Non cercare ora le risposte che non possono esserti date

poiché non saresti capace di convivere con esse.

E il punto è vivere ogni cosa.

Vivi le domande ora.

Forse ti sarà dato, senza che tu te ne accorga,

di vivere fino al lontano giorno in cui avrai la risposta

 

Perle di Saggezza: La Saggezza Indiana

maggio 13th, 2010


Non ti Auguro un Dono Qualsiasi

Non ti auguro un dono qualsiasi,
Ti auguro soltanto quello che i più non hanno.
Ti auguro tempo, per divertirti e ridere;
se lo impiegherai bene, potrai ricavarne qualcosa.
Ti auguro tempo, per il tuo Fare e il tuo Pensare,
non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.
Ti auguro tempo, non per affrettarti e correre,
ma tempo per essere contento.
Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,
ti auguro tempo perchè te ne resti:
tempo per stupirti e tempo per fidarti
e non soltanto per guardarlo sull’orologio.
Ti auguro tempo per contare le stelle
e tempo per crescere, per maturare.
Ti auguro tempo, per sperare nuovamente e per amare.
Non ha più senso rimandare.
Ti auguro tempo per trovare te stesso,
per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.
Ti auguro tempo anche per perdonare.
Ti auguro di avere tempo,
tempo per la vita.

IL VECCHIO 
 Sandoval, Hastin Tlo’tsi hee, Navajo
da: “Il Grande Spirito parla al nostro cuore” Ed. Red
 
Voi mi guardate e voi non vedete in me che un brutto vecchio, ma interiormente, io sono colmo di una grande bellezza.
Sono seduto in cima a una montagna e guardo al futuro.
Vedo il mio popolo e il vostro popolo che vivono insieme.
In avvenire il mio popolo dimenticherà il modo di vivere dei suoi antenati, a meno che non l’apprenda dai libri dell’uomo bianco.
Quindi voi dovete scrivere ciò che vi dico e farne un libro affinché le generazioni a venire possano conoscere questa verità
 
 
 
Luna Nuova
 La luna nuova,una canoa,una piccola canoa d’argento,
naviga e naviga fra gli indiani dell’ovest.

Un cerchio di volpi argentate, una nebbia di volpi
argentate, stanno e stanno intorno alla luna indiana.

Una stella gialla per un corridore, e liti di stelle
azzurre per molti corridori,mantengono una linea di sentinelle.

O volpi, luna nuova,corridori,voi siete la sella
della memoria, bianco fuoco che scrive
questa notte i sogni dell’Uomo Rosso.

Chi siede, con le gambe incrociate e le braccia piegate,
guardando la luna e i volti delle stelle dell’ovest?

Chi sono i fantasmi della valle del Mississippi,
con le fronti di rame, che cavalcano robusti pony nella notte?
Senza briglie le braccia sui colli dei pony,
cavalcando nella notte, un lungo, antico sentiero?

Perchè essi ritornano sempre quando,
quando le volpi argentate siedono intorno alla luna nuova,
un bimbo d’argento, nell’occidente indiano.

Fratelli miei

Guardate, fratelli miei, la primavera è arrivata;
la terra ha ricevuto l’abbraccio del sole
e noi vedremo presto i risultati di questo amore!
Ogni seme si è svegliato.
E così anche tutta la vita animale.
E grazie a questo potere che noi esistiamo.
Noi perciò dobbiamo concedere ai nostri vicini,
anche ai nostri vicini animali,
il nostro stesso diritto di abitare questa terra.

 

La mia mano

La mia mano

non è del colore della tua,

ma se mi pungo uscirà sangue

e sentirò dolore.

Il sangue è dello stesso colore del tuo…

 Saggezza di un Grande Capo

“Sono un Pellerossa

e non comprendo nulla.

Noi preferiamo il soave sussurro del vento sull’acqua

rinfrescato dalla pioggia di mezzogiorno

o profumato dall’aroma di pino…

Gli uomini bianchi comprano le nostre terre

come si può comprare o vendere il firmamento?

o il calore della terra? Se non siamo padroni

della freschezza dell’aria, nè del rumore dell’acqua,

voi come farete a comprarli?

Ogni zolla di questo terreno è sacra alla mie genti.

L’acqua limpida che scorre nei fiumi e nei ruscelli è anche

il sangue dei nostri antenati.

Se vi vendiamo le nostre terre,

dovete ricordare che sono sacre,

e che ogni riflesso ,

ogni gorgoglio dell’acqua del lago e dei ruscelli

racconta la vita della nostra gente.

La voce dell’acqua è la voce del padre di mio padre.”

(Parole del Capo Indiano Noah Sealth)

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Le Leggende Indiane

La regina delle api
 

C’era una volta una coppia che desiderava ardentemente un figlio ma non riusciva ad averne. Un giorno il marito andò in un campo a tagliare del bambù. All’improvviso udì una vocina che lo implorava di non fargli del male. Dove sei?, chiese l’uomo. In questa canna!, rispose la vocina. L’uomo aprì la canna di bambù e trovò un bambino piccolissimo, con il volto da ranocchio. Lo portò a casa e con la moglie si affezionarono subito al bambino, anche se non era molto bello. Lo chiamarono Bambù.
Passarono gli anni e Bambù crebbe. Diventò un bravissimo ragazzo che aiutava il padre nel lavoro. Un giorno, il giorno del suo diciottesimo compleanno, i genitori gli diedero un abito e una spada e lo mandarono al mercato a vendere il riso e a comprare delle stoffe. Bambù attraversò la foresta ed ad un tratto si accorse di essere seguito. Gli si parò di fronte un leone affamato. Bambù gli disse: Non ho niente da darti, oggi. Ripassa domani. Ma il leone gli rispose: Ma io so già cosa mangiare: tu! Allora Bambù gli disse: Vattene via, altrimenti ti infilzerò con la mia spada! Il leone, intimorito, scappò via.
Bambù era quasi uscito dalla foresta, quando incontrò un’ape che gli chiese di salvare la sua regina. La regina era una bellissima ragazza, piccolissima, con due ali argentate, che era rimasta impigliata in una ragnatela. Bambù la salvò, ed allora la regina gli regalò tre semi di melone. Questi semi ti aiuteranno a realizzare quello che vuoi. Basterà che tu lo desideri!
Bambù andò al mercato e concluse i suoi affari. Poi tornò verso casa ed attraversando la foresta rincontrò il leone, ancora più feroce ed affamato. Bambù desiderò di ucciderlo con la spada di suo padre, ed ecco che di colpo riuscì a farlo. Un seme di melone era svanito nel frattempo dalla sua tasca.
Bambù scoprì che i semi erano prodigiosi. Ascoltò il suo cuore e desiderò di essere un bel giovane e di rivedere la regina delle api. I due semi sparirono e Bambù diventò un bellissimo ragazzo: di fronte a lui giunse la regina delle api, che ingrandì fino a diventare una vera ragazza. I due tornarono a casa, si sposarono e vissero felici e contenti.

La Leggenda della Luna Piena

In una calda notte di luglio di tanto tempo fa un lupo, seduto sulla cima di un monte, ululava a più non posso.

In cielo splendeva una sottile falce di luna che ogni tanto giocava a nascondersi dietro soffici trine di nuvole, o danzava tra esse, armoniosa e lieve.

Gli ululati del lupo erano lunghi, ripetuti, disperati. In breve arrivarono fino all’argentea regina della notte che, alquanto infastidita da tutto quel baccano, gli chiese:

– Cos’hai da urlare tanto? Perché non la smetti almeno per un po’?-

– Ho perso uno dei miei figli, il lupacchiotto più piccolo della mia cucciolata. Sono disperato… aiutami! – rispose il lupo.

La luna, allora, cominciò lentamente a gonfiarsi. E si gonfio, si gonfiò, si gonfiò, fino a diventare una grossa, luminosissima palla.

– Guarda se riesci ora a ritrovare il tuo lupacchiotto – disse, dolcemente partecipe, al lupo in pena.

Il piccolo fu trovato, tremante di freddo e di paura, sull’orlo di un precipizio. Con un gran balzo il padre afferrò il figlio, lo strinse forte forte a sé e, felice ed emozionato, ma non senza aver mille e mille volte ringraziato la luna. Poi sparì tra il folto della vegetazione.

Per premiare la bontà della luna, le fate dei boschi le fecero un bellissimo regalo: ogni trenta giorni può ridiventare tonda, grossa, luminosa, e i cuccioli del mondo intero, alzando nella notte gli occhi al cielo, possono ammirarla in tutto il suo splendore.

I lupi lo sanno… e ululano festosi alla luna piena.

(Leggenda indiana)

 

  

 
 
 La creazione degli Animali
 
C’era una volta Napi, che era l’aiutante del Sole: il Sole riscaldava la Terra mentre Napi faceva tutti i lavori di manutenzione. Un giorno Napi aveva terminato presto i suoi lavori, e dato che non era abituato a tenere le mani ferme, prese un blocco di argilla e cominciò a modellare con un blocco di argilla.
Una dopo l’altra fece le figurine di tutti gli animali della Terra. Era molto soddisfatto del suo lavoro: soffiò sopra ogni figurina, dando a ciascun animale un nome e un luogo da popolare sulla Terra.
Era rimasto un piccolo blocchetto di argilla. Napi lo pasticciò un po’, poi fece un’altra figurina e disse: Ti chiamerai uomo, ed abiterai tra i lupi. Napi tornò al suo lavoro, ma un giorno arrivarono gli animali a protestare: il bisonte non riusciva a vivere in montagna perché era troppo ripida, le capre della prateria non amavano vivere nell’acqua, la tigre non si adattava vicino al mare e così via. Allora Napi ridiede a tutti nuove abitazioni, e questa volta furono tutti soddisfatti. Tutti, tranne l’uomo, che vaga dappertutto per trovare un luogo che lo soddisfi.


La Leggenda dell’Aurora

 Molto tempo fa in questo paese era buio fitto. Gli abitanti, tennero un’assemblea e decisero che occorreva una persona che fosse veloce a correre.: Scelsero Ghiandaia Azzurra.
Esso, si mise subito in moto in direzione di levante e finalmente giunse in una capanna di terra in un villaggio molto abitato a giudicare dalla quantità di capanne, ma nessuno in realtà era li, perché se ne erano andati ad una festa non molto distante. Entrato nella capanna trovò un bambino.. Ghiandaia Azzurra chiese al bambino:
“Dove sono andati?'”.
Il ragazzo rispose:
“Sono andati via”:
Nella capanna c’erano delle ceste di provviste contro la parete: Ghiandaia Azzurra indicò la prima cesta che vide li vicino e chiese:
“Che c’è in quella cesta?”.
Il bambino rispose:
“Prima sera”.
Poi indicò la cesta accanto dicendo:
“Che c’è in quella cesta?”.
E il ragazzo rispose:
“Appena buio”.
Le domande alternate dalle risposte si susseguirono, fino all’ ultima::
“Che c’è in quella cesta?”.
Il fanciullo rispose:
“Aurora”.
Allora Ghiandaia Azzurra afferrò lesto la cesta e se ne scappò di corsa!
Il bambino cominciò a gridare:
“Ci hanno rubato l’Aurora!”.
La gente non fece caso alle urla del bambino poco distante, e continuarono a danzare.. Finalmente l’ attenzione di un abitante cadde sulle urla e disse:
“Il ragazzo grida che hanno rubato l’Aurora”.
Tutti accorsero allora alla capanna e, spiegato l’ accaduto si misero presto ad inseguire Ghiandaia Azzurra verso ponente.
Egli andava verso ponente, sempre verso ponente.
Vicino alla Grande Valle lo raggiunsero.
Stavano per prenderlo; eran proprio sul punto di farcela, quando egli aprì la cesta e la luce volò fuori.

 Immagini Indiani d’America